PRO-LOCO-IAT: Piazza della Repubblica, 3 – 62010 TREIA - Tel. 0733-215919 Fax 0733/217357.
Suggeriamo una visita al Comune di Treia, attraverso cinque itinerari, per compiere i quali si richiede una disponibilita' di mezza giornata.

I^ ITINERARIO


Giunti a Borgo Vittorio Veneto, sotto la rampa che sale alla PORTA MONTANA, dove nel 1271 San Nicola da Tolentino resuscito' un bimbo, vi suggeriamo di prendere a destra, per il Viale della Circonvallazione che fiancheggia le mura. Notiamo, dopo una curva, la PORTA NUOVA, adibita al solo ingresso dei pedoni, mediante una piccola scalinata.

Dopo un breve piazzale, si incontra PORTA GARIBALDI da cui ha inizio un'aspra salita che conduce ad un dedalo di viuzze, le strade basse di cui parleremo nel terzo itinerario.

Continuando per la circonvallazione si avranno a sinistra, ora ben visibili, i banchi d'arenaria che rendevano imprendibili i castelli dell'Elce e dell'Onglavina, mentre a destra si estende un'ampia vista panoramica.

Ma ormai siamo in vista del PIAZZALE TRENTO E TRIESTE comunemente detto San Marco, che rappresenta l'estremo lembo del paese a Mezzogiorno: sormontato dall'alta rocca del CASTELLO DELL'ONGLAVINA (risalente ad epoca longobarda) costituisce un vero balcone delle Marche. Sono visibili di qui il Monte Conero ed il mare fino agli aspri imponenti Sibillini; sui colli vicini, a destra, e' ancora possibile scorgere i resti degli antichi castelli di Pitino e della Roccaccia. Il piazzale alberato, sempre aerato, e' luogo di ritrovo e di divertimento per i bambini e meta di passeggiate.

Entrando ora nel centro storico per la vicina PORTA PALESTRO (sec. XIII) ci troviamo nella bella piazzetta Don Nicola Cervigni. A sinistra sorge la CHIESA DI SAN MICHELE, costruita in epoca longobarda in posizione est-ovest (sono ancora visibili le tracce dell'antico portale) e in seguito ampliata con orientamento nord-sud e consolidata con pilastri. L'interno, di stile romanico con qualche elemento gotico, e' a pianta basilicale a tre navate, con abside quadrata e tetto a capriate. Sul muro dell'abside v'e' una pregevole tavola di Andrea Aquilini da Jesi (sec. XVI) raffigurante le “Nozze mistiche di Santa Caterina”; alle pareti resti di affreschi trecenteschi e cinquecenteschi. Di grande pregio l'Altare in cotto realizzato dalla fornace Bartoloni, su progetto dell'Ing. Fammilume. L'insieme della chiesa suscita una impressione di grandiosa semplicita'.
Di fronte a S. Michele e' la piccola CHIESA barocca di SANTA CHIARA, a pianta centrale ottagonale, decorata con stucchi; vi si conserva una antica statua, scolpita in legno di cedro del Libano, della Madonna nera di Loreto che, venerata nella Basilica della Santa Casa di Loreto al tempo della dominazione napoleonica, fu qui portata dalle Suore Visitandine allorche' si trasferirono nell'annesso Monastero (fondato poco dopo il Mille, forse da San Romualdo, iniziatore dell'ordine dei Camaldolesi). In questo monastero, che funzionava come educandato, nei primi anni del XX secolo vide la sua prima formazione culturale la scrittrice Dolores Prato.

Proseguendo per Via dei Mille, s'incontra l'agglomerato urbano - piccole, vecchie case, stradine e scalinate - che offri' stabille dimora ad una comunita' di zingari che arricchi' il quartiere di abitudini e di vicende al cui folklore ancora oggi si fa riferimento (in occasione della disfida del Bracciale).
Attraversato il quartiere dell'Onglavina, incontriamo, sulla sinistra il fabbricato dell'Ospedale Civile, di fianco al quale, nell'area attualmente adibita a parcheggio, fino a qualche anno fa sorgeva il Monastero di San Benedetto e, di fronte, l'edificio delle Case di Correzione e Lavoro erette da Pio VI (vedere il 2^ itinerario).
Proseguendo per Via Roma, dalla cui breve salita iniziava il territorio del castello dell'Elce, notiamo sulla destra l' omonima PORTA e, sulla sinistra la lapide che ci ricorda Don Pomponio Rustici, parroco di San Lorenzo, precursore di Giordano Bruno nell'eresia e nella infedelta' alla Chiesa di Roma: come tale arso sul rogo a Campo dei Fiori a Roma il 6 agosto 1597.
Dalle Vie Roma e Cavour che sono fiancheggiate da palazzi di nobile aspetto e di severa eleganza, si diramano pittoresche strade e scalinate e, incastonate in mezzo a questi palazzi, sorge la CHIESA DI SAN FRANCESCO.

A Treia sempre fervida e' stata l'attivita' francescana: la tradiziona addirittura vuole che il poverello d'Assisi sia passato nella nostra Citta' recandosi da Osimo a San Severino, in compagnia di Fra Paolo; molte furono le famiglie che totalmente abbracciarono l'Ordine francescano: la Chiesa di San Francesco e' una delle tante testimonianze francescane di Treia. Venne aperta al culto il 1^ novembre 1306; della primitiva struttura restano soltanto le modanature absidali esterne ed il campanile.
Sul finire del XVIII secolo, infatti, si procedette ad un restauro affidato all'architetto Rusca di Lugano; gli affreschi furono eseguiti dal maceratese Costanzo Alberti e dal treiese Pasquale Ciaramponi.
Proseguendo lungo Via Cavour, a destra, si noti l'epigrafe posta sulla facciata della casa che diede i natali a Fortunato Benigni, accademico fra i piu' zelanti, letterato, che ebbe anche il merito dei primi scavi archeologici nella zona dove era ubicata la Trea romana (vedi il terzo itinerario); quindi ci appare un curioso edificio detto "La Rotonda" che il genio dell’Arch. Valadier ha ideato in forma circolare proprio per smussare le angolosità che un fabbricato normale avrebbe creato in quel punto.

All'inizio di Via Don Minzoni, sulla sinistra, e' degna di una fugace attenzione la facciata di una piccola Chiesa dal caratteristico campanile a forma triangolare, nata sicuramente come cappella privata, ormai chiusa al culto: Santa Maria del Suffragio.

Arriviamo, cosi', in Piazza Arcangeli, sul cui lato orientale si affacccia il grazioso TEATRO CITTADINO, costruito nel 1801 su disegno dell'architetto Lucatelli: costituisce un bell'esempio di teatro con la struttura portante dei palchi completamente in legno.

Le scenografie sono antichissime; molto significativa e' la scena dipinta sul sipario, raffigurante la battaglia di Vallesacco, opera del romano Silverio Copparoni, datata 1865. Il teatro, inaugurato nel 2002, dopo oltre venti anni di restauro, ospita interessanti rassegne di prosa.

A destra, percorrendo Via Bonvecchi, si esce dalla citta', attraverso PORTA CASSARA, che prende il nome dal Cassero , il carcere nelle cui segrete venne imprigionato Corrado d'Antiochia, catturato a Vallesacco nel 1263; ma Corrado, dopo aver corrotto il Podesta' Baglioni di Perugia, riusci' ad evadere.

II^ ITINERARIO

Usciti da Porta Cassara, portiamoci a sinistra, verso il parcheggio, dove un tempo sorgeva la gloriosa Arena dedicata a Carlo Didimi.
Treia, oltre al Didimi vanto' numerosi campioni che resero famose le due squadre locali del gioco del pallone col bracciale, per sette volte fregiatesi del titolo di campione d'Italia; poi, quando, intorno agli anni Sessanta,il gioco cadde in disuso, cessarono le competizioni ufficiali e il pallone torna a volare nell'Arena soltanto in occasione della Disfida.

Proseguendo oltre l'Arena, ci portiamo verso PORTA VALLESACCO, la piu' celebre e la piu' bella fra le porte cittadine, monumento nazionale, che fu teatro della piu' volte ricordata battaglia combattuta nel 1263 dai Montecchiesi contro Corrado d'Antiochia.
Ma la struttura della Cattedrale, che da questo punto appare in tutta la mole ciclopica, ci richiama ad una visita accurata a questa chiesa, le cui fondamenta iniziano molto piu' a valle, giu' nella piana, dove cessano gli scoscendimenti dell'arenaria.

Salendo la scalinata si arriva, alla fine di un vicolo, in piazza Piave, da dove si puo' accedere alla CATTEDRALE. Questa Chiesa, dedicata all'Annunziata, sorge sul piu' settentrionale dei colli, sui resti della Chiesa del XII secolo, di cui e' sicuro avanzo la torre campanaria. L'attuale struttura e' stata realizzata nel XVIII secolo, su disegno del celebre architetto romano Andrea Vici; la Chiesa, consacrata il 29 settembre 1814 da San Vincenzo Maria Strambi, e' disposta a croce greca, con pareti a stucco e con colonne e pilastri di ordine corinzio.

Sono degni di nota: il coro in legno pregiato posto nella conca absidale, al di sopra del quale si puo' ammirare una Annunciazione che e' una copia del quadro di Guido Reni che si conserva nel Quirinale; il tumuletto del Cardinale Grimaldi, benefattore di Treia e della sua Cattedrale, in marmi pregiati, ai margini del quale sono poste due statue raffiguranti gli apostoli Pietro e Paolo, attribuite ad Andrea Bregno; l'altare del SS. Sacramento, in legno dorato, opera artigianale del Cinquecento; accanto a questo un vigoroso busto in bronzo dorato di Sisto V, di inestimabile valore, opera di Bastiano Torrigiani, detto il Bologna; l'immagine della Madonna della Colonna raffigurata in una pietra , sicuro avanzo della vecchia Collegiata; il quadro della Vergine incoronata da Pio VII, a Tolentino, di ritorno dalla prigionia napoleonica; in sagrestia, due quadri di Giacomo da Recanati; altre numerose opere d'arte tra cui la pala d'altare dell'Assunta di Vincenzo Pagani nella vastissima cripta.

Usciti dalla Chiesa, portiamoci per un attimo verso Piazza Marconi, per vedere tra i numerosi splendidi palazzi che vi si affacciano, il PALAZZO VESCOVILE, interamente in cotto, sobrio e severo, sulla cui facciata spiccano stemmi e blasoni di vescovi e prelati.
Ritornando indietro, imbocchiamo, ora, la salita di Via Lanzi sulla quale fanno bella mostra di se' altri magnifici palazzi gentilizi, a cominciare dal PALAZZO RUSPOLI-GRIMALDI, nel cui atrio si conservano alcuni reperti archeologici della romana Trea, tra i quali alcuni resti della strada che si collegava alla Flaminia, il cosiddetto "diverticulum" e delle antiche mura.
Su questa via si affaccia anche il palazzo dove nacque il grande Luigi Lanzi: una lapide posta sulla facciata del palazzo lo ricorda al "viator".

Ed eccoci, finalmente, in PIAZZA DELLA REPUBBLICA, definita, giustamente, una delle piu' belle e caratteristiche delle Marche.
Il luogo e' strepitoso. Un grande invaso che improvvisamente interrompe il percorso stradale e si apre su un balcone panoramico di proporzioni immense, un anfiteatro naturale con sfondamento sul paesaggio sottostante. Cosi' come e' strutturata, con il piano carrabile ad un livello piu' basso e con il contorno di leggiadri palazzi, resi ancora piu' esili dal gioco degli archi, costituisce il centro della vita treiese, anche per l'importanza ed il ruolo dei palazzi che la circondano.
Su tre lati e' dominata da una balaustra a ferro di cavallo, sopraelevata rispetto al piano rotabile, al centro del quale e' posta una fontana in bardiglio bluastro. Il lato orientale e' costituito da una balaustra marmorea opera di Andrea Vici, al centro della quale si puo' ammirare il monumento a Pio VI, elevato nel 1785 in onore del Pontefice che grandi meriti acquisi' presso i treiesi; sugli altri tre lati si ergono la Chiesa di San Filippo con annesso convento, il Palazzo Comunale e l'Accademia Georgica.
La CHIESA DI SAN FILIPPO, opera degli architetti Antinori ed Augustoni, conserva otto statue di Gioacchino Varle', raffiguranti gli evangelisti ed i dottori della Chiesa; nei quattro altari laterali sono riposti i corpi di altrettanti martiri trasportati a Treia da catacombe e cimiteri di Roma, per interessamento del Cardinale Grimaldi. Vi si conserva anche un prezioso crocifisso ligneo proveniente dalla Chiesa di San Marco, esistente un tempo nel Piazzale Trento e Trieste, nonche' il bastonne di San Leonardo da Porto Maurizio, che fu grande predicatore, famoso per librarsi in aria durante le omelie, che fu anche a Treia. Attualmente la Chiesa, non ufficiata, e' utilizzata per mostre di pitture e sala convegni, mentre i locali attigui dell'ex convento dei Filippini sono sede di uffici comunali.

Il PALAZZO COMUNALE, sulla cui facciata si notano stemmi e blasoni di varie casate che dominarono Treia, nonche' uno stupendo altorilievo in travertino raffigurante la Madonna di Loreto, compatrona di Treia, con la scritta “posuerunt me custodem”, e' di epoca rinascimentale e costituisce il frutto di una singolare quanto perfetta operazione di fusione di due distinti palazzi, il Palazzo della Comunita' e quello dell'Abbondanza, testimoniata, oggi, soltanto dalla disuguaglianza degli archi e dei portici; si notera', infatti, che gli archi e le colonne di settentrione sono notevolmente piu' leggiadri rispetto agli altri, il che fa acquistare al Palazzo, visto all'inizio di Corso Italia, una notevole profondita'. Nei piani superiori il Palazzo ospita gli uffici comunali, mentre il primo piano e' adibito a pinacoteca comunale che ospita circa 80 quadri tra i quali la preziosa tela del Bonisoli raffigurante il “Martirio di cinque francescani in Marocco” dalle dimensioni di cm 415x588.

L' ACCADEMIA GEORGICA, e' opera del grande Valadier; nelle antiche sale di questo Palazzo si conservano pregevoli opere d'arte, nonche' documenti della storia locale, suddivisi in incunaboli, manoscritti, pergamene, bolle pontificie ed imperiali.
Nei suoi locali si conserva anche l'Archivio Storico Comunale.

Oltrepassata Piazza della Repubblica, imbocchiamo Corso Italia Libera, sulla cui destra si staglia un elegante palazzo dalle forme rinascimentali che fu gia' sede della CONGREGAZIONE DI CARITA' (antico ospedale), sulla cui facciata spicca un grazioso rosone a bassorilievo, di ignoto artista cinquecentesco, rappresentante una traslazione; attualmente il Palazzo, che e' di proprieta' comunale, ospita il circolo cittadino.
Poco oltre, a sinistra, dove il corso si interseca in Via Bonvecchi, sorge la casa che diede i natali a Don Pacifico Arcangeli , eroico cappellano militare, caduto durante la prima guerra mondiale, a cui e' stata conferita la Medaglia d'oro al Valor Militare.

III ITINERARIO

Un altro aspetto di Treia merita di essere segnalato al turista: e' la Treia povera ed artigiana, dove non si potranno ammirare palazzi nobili o Chiese artistiche, ma vicoletti e scalette che collegano tra loro le strade basse , una lunga teoria di stradine, poste ai vari livelli, uno piu' basso dell'altro, piu' o meno parallele al corso principale.

E' questo un mondo che il turista puo' visitare da solo, alla ricerca di scene di vita spontanea e genuina, di quadri di autentico e sano verismo. In una di queste vie, fino agli anni Cinquanta, si affacciavano i laboratori dei vasari, artigiani che lavoravano la creta e la ceramica; ancora oggi la via e' chiamata dei "Vasari".
Reso il giusto omaggio alle strade basse , vi suggeriamo una breve escursione al Santuario del SS. Crocifisso ed alla zona turistica di San Lorenzo - Monte Acuto.
Con l'auto scendiamo al Borgo, divenuto un vero e proprio nucleo extraurbano con rapida espansione edilizia; seguendo la segnaletica, andiamo in direzione della freccia che indica Ancona; quasi subito, sulla sinistra, notiamo la facciata della Chiesa di San Girolamo (sec. XVIII), in cui si conserva l'immagine della Madonna del Bellamore; quindi, ad un crocevia, giriamo a sinistra, in direzione del segnale turistico indicante San Lorenzo.

Il SANTUARIO del SS. CROCIFISSO sorge nella medesima area occupata fin dal III secolo dall'antica Pieve. L'attuale struttura della chiesa e' stata realizzata nei primi anni di questo secolo dall'architetto Bazzani di Roma, dopo che, nel 1902, un furioso incendio devasto' il vecchio tempio, risparmiando, miracolosamente, il solo Crocifisso. I lavori si protrassero per quasi vent'anni e vennero completati, di fatto, soltanto nel 1954, quando venne inaugurata la facciata della Chiesa, realizzata completamente in cotto dalla fornace Bartoloni di Treia. La pianta e' a tre navate che immettono nel presbiterio dominato dalla cupola.
Sono degni di nota:
un affresco del Quattrocento, di squisita fattura, rappresentante San Sebastiano, che si trovava in un pilastro della vecchia chiesa; due colonne in terracotta che hanno suggerito lo stile delle altre e due belle statue raffiguranti i santi Patrizio e Sebastiano, le une e le altre reperti della Chiesa andata distrutta.
Lo stile della Chiesa e' improntato al liberty: i motivi decorativi in terracotta e cemento riprendono i simboli del giglio, dello stemma di Treia, del cingolo francescano, della passione di Cristo.
Sul basamento del campanile, come pure all'entrata del convento, si possono osservare reperti della Trea romana, tra i quali le riproduzioni di due statuette egizie.
Bellissimo il chiostro di forma cenobitica, la cui costruzione, iniziata nel 1697, venne completata nel 1743; recentemente e' stato restaurato; nelle sue mezzelune sono raffigurati episodi di vita francescana.
Per ultimo abbiamo lasciato il CROCIFISSO, immagine pericolosa, tanto cara ai treiesi, la cui venerazione si diffuse anche in varie parti d'Italia, in quanto il santuario fu centro dell'Opera Nazionale Riparatrice a Cristo Redentore e promosse l'erezione di croci sulle cime dei monti piu' alti d'Italia per celebrare l'inizio del XX secolo, come testimoniano gli stendardi in sagrestia.
L'immagine del Crocifisso e' una stupenda opera quattrocentesca che la tradizione vuole scolpita, almeno nel capo, da mano angelica; alcuni esperti vi vedono, soprattutto nel viso, l'arte del grande Donatello; altri, addirittura, lo attribuiscono a Michelangelo.
Certamente e' giudicato un grande capolavoro, in cui l'arte scultorea e la scienza anatomica rivaleggiano insieme.

Vi consigliamo di analizzare questa opera seguendo la metodica delle tre posizioni che vi potranno essere illustrate dagli stessi frati minori: visto di fronte, Cristo appare vivo; visto da sinistra e' agonizzante; visto da destra, Cristo e' immerso nel sonno della morte.
Si sarebbe tentati di non credere che si contempli la stessa immagine. Nelle sacre membra distese sulla croce si osservano le mani ed i piedi traforati e di queste parti si distinguono gli ossicini, le vene ed i nervi, tesi con infinito spasimo. Ha lo sguardo sereno e tranquillo e le labbra atteggiate a proferire una di quelle parole sublimi, le quali furono la sintesi del suo ardente ed infinito amore" (Padre Ciro da Pesaro).

L'intera zona dove e' ubicato il Santuario e parte di quella lungo la strada provinciale, in localita' Mura Saracene, e' stata oggetto di scavi archeologici, sia nel Settecento, per interessamento di Fortunato Benigni, sia recentemente ad opera della Sovrintendenza. Sono stati rinvenuti reperti , alcuni dei quali prelevati e custoditi nel Museo Archeologico, nell'atrio del Palazzo Grimaldi, alla base del campanile del Santuario, altri lasciti in loco, adeguatamente protetti, trattandosi di materiale non facilmente trasportabile, come i preziosi mosaici.

Lasciato il Santuario, riteniamo conveniente fare inoltrare il turista verso la "montagna treiese", interessante zona recentemente rivalutata dal punto di vista turistico, sia per scelta programmatica degli Enti Locali competenti che hanno realizzato una comoda strada panoramica completamente asfaltata fino a San Lorenzo, piazzole di parcheggio con panchine, bracieri, acqua, percorsi verdi attrezzati tra i boschi, sia per iniziativa dei privati che vi hanno realizzato un confortevole albergo con attrezzature sportive e rinomati ristoranti.
Noi ci limitiamo a suggerire una traccia di itinerario corredata di poche notizie, ritenendo piu' opportuno lasciare libero il visitatore alla ricerca di angoli particolari e di scorci diversi in una zona che, come questa, si presta moltissimo alle escursioni individuali.

Il punto piu' alto di questa che i treiesi chiamano montagna e' costituito da Monte Acuto - mt. 824 s.l.m. - ma il nome che viene usato per identificare nel suo complesso detta " montagna " e' la Roccaccia , cioe' i ruderi di una rocca altomedioevale, qui edificata a guardia della vallata.

Degne di escursione sono la zona archeologica di Pitino (nel territorio comunale di San Severino Marche) e le grotte di S. Sperandia (nel Comune di Cingoli).
Nel Comune di Treia, in una caratteristica spianata, in localita' Papacqua, e' stato realizzato un attrezzato campo scouts regionale, mentre, piu' recentemente, nella zona di Monte Acuto, l'Amministrazione Comunale ha individuato due percorsi verdi , uno ecologico didattico, con numerose specie arboreee, erbacee ed arbustive autoctone, caratterizzato, altresi', dalla presenza di attrezzature per la pratica sportiva e di giochi non pericolosi per i bambini, nonche' di panchine e tavoli per i pic-nic; l'altro percorso e' stato realizzato per la pratica dello sport di orientamento.

IV ITINERARIO

Sempre in auto, intraprendiamo il quarto itinerario attraverso il territorio comunale che ci condurra' nelle frazioni ed in alcune delle tante ville gentilizie dislocate nell'ambito dello stesso, ville tra le piu' belle dell'intera Provincia, circondate tutte da parchi meravigliosi.
La prima che si offre alla nostra vista e' sita lungo la Provinciale Romana: VILLA LA QUIETE , gia' convento dei Frati Minori Cappuccini, che lo lasciarono in seguito all'editto napoleonico di soppressione di conventi e case religiose.
Napoleone Bonaparte diede incarico al Valadier di trasformarlo in villa principesca e ne fece dono a Gioacchino Murat. Caduto Napoleone, la villa passo' ai conti Spada e poi ai Vannutelli. Lo stile del Valadier fa pensare al Pincio di Roma. E’ stata recentemente acquisita dal Comune per un uso pubblico, soprattutto del parco che contiene preziose essenze di macchia mediterranea.
Proseguendo lungo la Provinciale Romana ed immessici sulla Provinciale Treiese, arriviamo in vista della industriosa Frazione di PASSO DI TREIA, importante nodo stradale per Macerata, Pollenza Tolentino e San Severino.
Dall'esame dei documenti storici risulta che la contrada dove si e' sviluppata la Frazione faceva parte dell'agro treiese abitato fin dai tempi piu' remoti da Umbri, Piceni, e Romani. Quando le orde barbariche si riversarono nel Piceno, distruggendo varie citta', anche questa borgata conobbe miseria e pianto. I discendenti degli antichi coloni romani furono costretti a rifugiarsi sui colli dove costruirono munitissimi castelli. Uno ne sorse presso l'attuale Chiesa della Madonna del Ponte e venne denominato Monte Franco; da un documento del 1099 si apprende che il castello fu concesso in feudo a Gualtiero, figlio del Marchese Guarniero, aggregatosi, poi, tra i Signori di Montecchio. Altro abitato sorse piu' tardi in localita' denominata Monte Cucco, come si rileva da un documento del 1375: ne erano proprietari i Marchionni. Distrutti i due abitati dai Varano, nei pressi sorsero due torri merlate che servissero da vedette e da difesa dei mulini ivi costruiti per fornire le farine occorrenti a Treia e Pollenza. Secondo la tradizione nella torre di Passo di Treia venne assediato il generale pontificio Niccolo' Piccinino, allorche', sconfitto a Fermo dalle truppe dello Sforza, si ritirava a Montecchio. Le due torri rievocano un altro episodio guerresco: nel 1815 furono occupate dagli Austriaci per costringere alla resa Gioacchino Murat che contro di loro aveva intrapreso un'aspra campagna risoltasi a Cantagallo e considerata come la prima della indipendenza d'Italia.
Nel 1631 venne edificata una chiesetta dedicata a S. Ubaldo; ben presto intorno alla Chiesa si venne costruendo qualche casupola; la borgata si ingrandi', specialmente in seguito alla costruzione del tronco stradale che univa la strada Settempedana a quella Recanatese.
Nel 1849 venne, invece, consacrata la chiesetta dedicata alla Madonna del Ponte, sorta proprio nelle adiacenze del Fiume Potenza: vi si conserva la venerata immagine della Madonna di autore ignoto, dono del Cardinale Grimaldi.

Degna di visita nei pressi di Passo di Treia e' VILLA VALCERASA, attualmente in stato di grave abbandono , già; convento degli spirituali, con il Beato Pietro da Treia e i Clareni; nel 1540 vi fu edificata una Chiesa, successivamente andata in rovina, ma degna di essere menzionata per avervi sostato numerosi papi che si recavano a Loreto, tra i quali Nicolo' V, Pio II ed il Cardinal Berto, futuro Paolo II.
In posizione nord rispetto a Passo di Treia si trova VILLA LAZZARINI, zona di notevole interesse panoramico, con bellissimo viale ed ampio parco.

Proseguiamo ora verso Villa Potenza e notiamo sulla sinistra un bellissimo viale alberato che ci conduce a VILLA VOTALARCA del Marchese Luzi, il quale sara' lieto, preavvertito telefonicamente, di farvi scoprire le bellezze di questa villa, opera di Andrea Vincci, il cui parco e' ricco di pregevoli piante e di stupendi giochi d'acqua.

Riprendiamo la statale Settempedana per portarci fino a SANTA MARIA IN SELVA, proprio al confine tra i comuni di Treia e di Macerata: la Chiesa, gia' celebre abbazia cistercense, ci apparira' seminascosta da un agglomerato di case coloniche e riparata dagli ombrelli di un gruppo di pini marittimi.

Ci inoltriamo, ora, per una serie di strade che ci condurranno verso CHIESANUOVA, l'altra grande frazione di Treia; degno di attenzione e' il tempio, recentemente edificato in onore della Madonna della Pace sull'area dell'antica Chiesa edificata nel 1754 e dedicata ai santi Vito e Patrizio titolari della Parrocchia.
La borgata, posta al centro di un importante crocevia, si e' recentemente sviluppata con l'incremento delle industrie e dei commerci, costituendo per il Comune un polo di sviluppo verso nord, come Passo di Treia svolge analogo ruolo verso sud.

V^ ITINERARIO : le case di terra

Percorrendo i dintorni di Treia, accanto ad antiche chiese e maestose ville gentilizie, troviamo edifici più umili, ma non per questo meno interessanti: le case di terra.
La terra è stata, in tutte le epoche, ed è tuttora, ad ogni latitudine, un materiale da costruzione molto diffuso, usato sia per realizzazioni modeste, sia per monumenti straordinari.
Le strutture, fabbricate con questo materiale, possono avere le più varie forme e destinazioni, ed essere realizzate con diverse tecniche.

Con la terra non cotta impiegata da sola o mescolata ad altri elementi, si possono ottenere muri solidi e duraturi, adatti a molteplici tipi di edificazioni.

La pratica di costruire abitazioni in terra cruda è da sempre diffusa nelle Marche, soprattutto nella fascia medio-collinare, e costituisce una tradizione della zona del maceratese, e del territorio di Treia in particolare.
Gli edifici, noti col nome di atterrati, possono essere sia rurali, che urbani.
I muri, fatti in genere di terra mista a paglia, sono eseguiti con la tecnica del pisè o, più spesso, con quella del bauge, o massone.

Il pisè si realizza comprimendo la terra entro casseforme laterali, che vengono spostate via via che il muro cresce; il massone si realizza semplicemente ammucchiando e battendo grossi pani di terra mista a paglia, fino a formare muri di elevato spessore.
Rare sono le opere in adobe, mattoni crudi.

Le case di terra, oltre che costituire una caratteristica del territorio, sono dei documenti vivi, che ci tramandano notizie sulla storia locale, gli usi, le tradizioni, e rivestono importanza in quanto testimonianza di tipologie architettoniche di base.

Attualmente nella zona di Treia sono presenti cinque atterrati, localizzati tutti nella stessa area, alle porte del centro abitato, in prossimità della zona industriale. Si tratta di edifici rurali a due piani, solo uno presenta un’ala ad un solo piano.

Salendo lungo la provinciale da Passo Treia in direzione di Treia, troviamo sulla sinistra, in contrada Fontevannazza, la prima casa ridotta oramai ad un rudere; sono rimasti in piedi solo tre dei muri perimetrali per l’intera altezza.
E’ costruita interamente in terra e paglia. I muri hanno sezione variabile, leggermente più ampia alla base, per avere maggiore stabilità, ciò conferisce all'intero edificio la caratteristica forma a trapezio.
La pianta è rettangolare, le aperture sono regolari ed allineate, poste solo sui lati lunghi.
La facciata principale ha uno zoccolo in mattoni, aggiunto in un secondo momento, alcuni laterizi sono inseriti nel muro fino all’altezza del primo solaio, in modo da facilitare la presa dell’intonaco.

La casa, infatti, era in origine intonacata, tracce di malta restano intorno alle finestre del primo piano.
La scala era interna, la cucina era localizzata al piano terra, insieme con un locale, destinato presumibilmente a magazzino, con accesso autonomo dall’esterno, il piano superiore era riservato alle camere.
Proprio per lo stato di degrado in cui versa l’edificio, possiamo leggere i particolari costruttivi: l’orientamento dei solai, la traccia dei divisori interni, il camino e la canna fumaria, le nicchie armadio.
La seconda casa, è visibile dopo pochi metri, sul lato opposto della strada.
Si tratta di un edificio in terra ampliato da un’ala in muratura.
La porzione originaria, a pianta rettangolare, ha scala esterna in cotto; sempre in mattoni sono lo zoccolo e alcuni tratti delle pareti perimetrali.
La tipologia, in questo caso, prevede la destinazione originaria del piano terreno a stalla o deposito e l’uso del primo piano per abitazione.
Esternamente ci sono tracce di intonaco nelle zone circostanti le aperture, la copertura è realizzata con coppi poggianti su pianelle.

Interessante notare la piccola sopraelevazione, nella zona d’ingresso, realizzata in mattoni basati sul sottostante muro di terra.
Il terzo atterrato ci appare poco più avanti, sulla sinistra.
Si tratta di un edificio a due piani, di forma rettangolare, con scala esterna in cotto, cui è stata aggiunta un’ala in muratura.
L’esterno è ancora coperto da ampie porzioni dell’intonaco originario, tradizionalmente eseguito in terra e poi tinteggiato.
Anche questa casa ha uno zoccolo in mattoni; tale procedimento era usato per difendere il basamento dai possibili danni arrecati dall’acqua piovana che, schizzando lungo le pareti, le danneggiava a causa della sua azione meccanica di erosione.
La copertura è costituita da tavole di legno, poggianti sulle travi principali, uno strato di terra ed infine i coppi.
E’ degna di nota la fusione, sia volumetrica che tecnologica, tra muri di terra e di mattoni.
Il quarto edificio, senz’altro il più interessante, non si trova lungo la provinciale, per raggiungerlo bisogna svoltare sulla sinistra ed addentrarsi nella campagna per alcune centinaia di metri, percorrendo strade vicinali.
E’ realizzato interamente in terra e costituito da due corpi, uno dei quali, il più antico, ad un solo piano; tipologia quest’ultima segnalata agli inizi del secolo ed oramai quasi del tutto scomparsa nelle nostre zone.
La forma della pianta dei due corpi è rettangolare; la costruzione nel suo insieme dà vita ad un organismo unico con accesso a valle e scala interna al servizio della sola zona sopraelevata.
E’ ben visibile il punto di attacco tra le due costruzioni, non contemporanee.
Non c’è traccia di intonaco esterno, è invece presente uno zoccolo in mattoni.
La copertura è piuttosto sporgente, i coppi poggiano, in parte su uno strato di canne intrecciate (camorcanna), in parte su un tavolato di legno.
Le aperture, realizzate in numero limitato sono situate prevalentemente sul lato meglio esposto.
La tipologia identifica una casa rurale molto povera, sfornita di stalla, con pochi ambienti interni piuttosto grandi.
Pur se abbandonato e alquanto degradato l’edificio conserva bene le sue caratteristiche tipologiche e architettoniche originarie.

Riprendendo la strada provinciale in direzione di Treia, troviamo sulla sinistra il quinto ed ultimo edificio, di nuovo una casa rurale cui è stata aggiunta un’espansione in mattoni.
Ha pianta rettangolare e scala esterna in cotto, con piani non comunicanti e piano terra destinato a stalla. La tecnica costruttiva è quella del massone e la forma, anche se rimaneggiata, quella tipica delle case rurali marchigiane.
E’ interessante notare le differenze tra la porzione in laterizio e quella in terra; ad esempio nella forma e nella sporgenza del tetto, o nello spessore dei muri, diversità motivate dalle differenti tecnologie costruttive.
Esistono inoltre nel territorio del comune edifici che hanno o avevano piccole porzioni, "rettacchi", realizzati in terra cruda, destinati spesso a stalla per animali da cortile, o deposito, o semplice espansione.